Erica Brusco
Apr
16
12

Le Ultime Righe della Fantasia

Indice
Le Ultime Righe della Fantasia
Primo Capitolo
Secondo Capitolo
Terzo Capitolo
Quarto Capitolo
Quinto Capitolo
Sesto Capitolo
Settimo Capitolo
Ottavo Capitolo
Nono Capitolo
Decimo Capitolo
Undicesimo Capitolo
Dodicesimo Capitolo
Tredicesimo Capitolo
Quattordicesimo Capitolo
Quindicesimo Capitolo
Sedicesimo Capitolo
Epilogo
Tutte le pagine

 

Erica Brusco - Le ultime righe della fantasia“L'immaginazione è la prima fonte della felicità umana.”
  Giacomo Leopardi


 

 

PROLOGO

Una lacrima rigava il bel volto bianco della principessa. La giovane se ne stava davanti alla grande finestra del castello a guardare il panorama delle montagne azzurrine sulle quali si stava abbattendo una furiosa tempesta, come già preannunciavano le nuvole plumbee che le sovrastavano. Sulle verde vallata, invece, il sole gettava carezzevole i suoi caldi raggi su tutto il paese.

Eppure le grida di gioia e la felicità erano ormai echi lontani, perché di quel regno una volta armonioso, restava ormai ben poco.
“I terrestri rinunciano ai loro sogni” Pensava, triste. “Ormai nessuno crede più a niente e la guerra e il male hanno preso il sopravvento.”
Si accovacciò a terra, prendendosi le gambe fra le braccia e nascondendo il viso tra le ginocchia. “Non posso farcela da sola in questa battaglia.”
La pesante porta di legno cigolò e si udì un rumore di tacchi.
“Altezza” La richiamò Aktun, fedele servitore, che era sempre con lei per proteggerla. Era un ottimo guerriero e le aveva fatto da padre, dopo che i suoi genitori erano morti combattendo contro un mago malvagio, innamorato della regina sua madre. Aktun sulla guancia portava ancora la cicatrice dell’ultima battaglia in cui essi avevano perso la vita. I suoi occhi verdi mostravano lealtà e determinazione, ma anche tanta tristezza per non essere riuscito a salvarli, nonostante avesse vinto. Aveva ancora negli occhi l’ultima scena in cui il mago, con il suo scettro, aveva lanciato una potente saetta verso i due sovrani, solo perché la donna non voleva andare con lui. Aktun era riuscito in quel frangente ad arrivare di spalle e a colpirlo con la spada, ma per i due era ormai troppo tardi. Abbracciati erano caduti a terra ed avevano esalato l’ultimo respiro.  La principessa aveva solo due anni ed era nel suo lettino, inconsapevole di quello che era accaduto. Da quel giorno il fedele guerriero era sempre rimasto con lei e le aveva sempre parlato dei suoi genitori, cosicché per la piccola era come averli conosciuti. Durante gli anni la serenità aveva poi regnato sovrana. Fino agli ultimi tempi.
“Aktun, hai novità?” Chiese la principessa, rialzandosi e asciugandosi le lacrime.
“Altezza, state male?” Chiese, preoccupato.
“No Aktun. Solo un momento di sconforto. Ma dimmi…”
“E’ tutto pronto, stanno per chiamare dei terrestri ad aiutarci.”
“Speriamo bene.” Sospirò la fanciulla. “Questa volta è molto peggio, vero?”
“Sì, Altezza, la situazione è molto grave e i nemici sono sempre più vicini.”
“Abbiamo avuto altre perdite?” Egli annuì, mesto.
Improvvisamente il cielo si oscurò, diventando nero e la porta della stanza della principessa fu buttata giù. Un forte vento invase entrambi e Aktun sguainò la spada pronto a combattere. Quando gli si parò davanti una splendida fanciulla dalla lunga chioma di bronzo e dalla carnagione candida, che sfoderò un sorriso ammaliatore, il guerriero restò  paralizzato. La fanciulla in una frazione di secondo gli balzò addosso, mostrò i lunghi canini e li affondò sul collo, strappando un pezzo di carne. Ne bevve il sangue, sotto gli occhi terrorizzati della principessa che si era nascosta in un angolo della stanza. Questa volta il povero guerriero nulla aveva potuto fare contro un essere non-morto; il colpo della spada non avrebbe mai ucciso quell’essere. La vampira lasciò cadere il corpo esamine, dal quale poi ne uscì una luce abbagliante dal petto, portando con sé una pietra rossa.
“Oh sì, perfetto.” Mormorò la malvagia creatura, soddisfatta. Il suo sguardo affilato intercettò immediatamente la principessa, ancora tremante, nascosta sotto il tavolo di marmo. Con uno scatto felino la cacciatrice le piombò addosso.



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