Erica Brusco
Dic
21
10

Il Dolce Sussurro degli Angeli (2010) - Recensione

LA NUOVA TRIBUNA LETTERARIA  ottobre 2010 NUM.CENTO

Erica Brusco - IL DOLCE SUSSURRO DEGLI ANGELI
Vincenzo Grasso Ed. Padova

“E’ sempre gratificante incoraggiare un esordio promettente. Erica Brusco, ventottenne di Ponso in provincia di Padova, propone un romanzo breve e dalla trama lineare, con qualche acerbità ma nell’insieme riuscito.

La vicenda, in sé semplice, è di grande significato, grazie all’intreccio di elementi realistici e soprannaturali: la protagonista, Emma, è una ragazza sospesa tra la vita e la morte, immobile in un letto, cui le gerarchie affidano un ultimo compito sulla terra, affinché meriti l’accesso alla vita eterna. Dovrà salvare l’anima di Marco, un ragazzo in crisi a causa della misteriosa morte del padre, proteggendolo da pericoli che si riveleranno più grandi di quanto immaginato. La suggestiva e ben descritta ambientazione trentina, i dialoghi credibili, la buona definizione dei personaggi, la delicatezza nel tratteggiare l’evoluzione emotiva e psicologica, l’andamento “giallo” invogliano il lettore a seguirne l’intreccio fino alla conclusione.
Potrebbe essere una storia d’amore e in fondo lo è, ma l’elemento soprannaturale la arricchisce di significati quali l’eterna lotta tra il bene e il male, dove l’amore stesso è forza (anche) ultraterrena e, comunque, elemento salvifico. Non si tratta di posture letterarie ma si percepisce come l’autrice creda profondamente ai valori di cui scrive, il che rende accettabili anche le pagine più fantastiche.
Emma deve scoprire il senso della vita per poter andare oltre la vita ma, quando supererà la prova,
in realtà sceglie l’esistenza fisica: la sua malattia scompare come fosse stata un riflesso della sua debilitazione spirituale. Marco insomma viene salvato ma anche lui slava lei, facendole provare sentimenti che le restituiscono non una salute, ma quella fisica. Questo intreccio tra salvezza offerta e salvezza ricevuta suggerisce diversi aspetti: il valore di assoluta reciprocità insito nel vero amore; il pregio paritario della vita fisica e ultraterrena (l’angelo Gabriele non è poi così contrariato del fatto che Emma torni alla terra, anziché accedere al paradiso: che fosse in realtà Marco ad avere questa missione?; il bene non è una conquista definitiva, ma una scelta da valutare e compiersi continuamente; ciascuno deve essere disposto sia ad aiutare che ad essere aiutato. Anche in un libro così, di lettura agile e piacevole,  possono sussistere significati di grande rilievo, che potrebbero sfuggire a chi prendesse la lettura solo come uno svago. L’autrice non li esprime esplicitamente, ma li suggerisce; le sue idee non si sono trasformate in un saggio, ma in un racconto. Questo è il segno distintivo di chiunque ambisca ad essere un buon narratore: lasciar fluire i propri personaggi attraverso personaggi, situazioni, vicende. Che è, va detto, proprio il modo in cui Emma salva Marco, Marco salva Emma, Gismaele (l’angelo guida) conduce Emma alla consapevolezza: con l’esempio, non con le esortazioni, poiché l’esempio e l’ azione concreta valgono più di qualsiasi lezione. Su queste basi, Erica Brusco va spronata a proseguire, a non finire nel limbo di molti che pubblicano il primo libro e lì si fermano: ha molto da dire e i mezzi per farlo.”

Stefano Valentini
 

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