Erica Brusco
Ago
23
13

Un Aquilone per Tre

C’era una volta Anastasia, una bellissima bambina di sette anni. Aveva i capelli ricci e neri e gli occhi castani e dolci come quelli di un cerbiatto. Viveva in una grande scuola, chiamata SPERANZA assieme a tanti altri bambini e ad Ania e Irina, le due educatrici che si occupavano di loro. Per lei quella era una grande famiglia con la quale studiava, mangiava e giocava.

Anastasia era contenta di stare lì e la sua migliore amica era Yuljia. Lei e Yuljia erano cresciute insieme, tanto da diventare come sorelle, anche se avevano due caratteri diversi: Anastasia era molto più vivace, si arrampicava sull’albero di ciliegio in cortile, facendo tremare Ania e Irina e ogni tanto s’inventava qualcosa che le faceva arrabbiare. L’ultima volta aveva convinto degli altri bambini a colorare il vecchio gatto di giallo per farlo diventare una tigre. Lo scopo era creare uno zoo dopo aver letto IL LIBRO DELLA GIUNGLA. Irina e Ania uscirono giusto in tempo per fermarla prima che lo dipingessero. La povera bestia li guardava miagolante e spaventata dall’albero, mentre gli altri bambini tentavano di prenderlo. Videro Anastasia con il pennello in mano e gridarono: “Ah Anastasia, tu ci farai ammattire!”
Un giorno, però, mentre tutti i bambini erano usciti a fare una piccola gita al parco, Anastasia vide un bambino più piccolo di lei che teneva la mano di due persone: un uomo e una donna che lo facevano saltare, lo abbracciavano e gli compravano persino il gelato.
“Chi sono quelle persone che sono con quel bambino?” Chiese a Irina.
“La sua mamma e il suo papà…”
“E cosa sono una mamma e un papà?” Continuò lei, curiosa.
“Due persone che si vogliono bene…quel bambino è al mondo perché è nato dal loro amore…”.
“Ed io non ho una mamma e un papà?”
“Certo, li avevi anche tu, ma ti hanno affidato a noi perché era tutto quello che potevano fare e tu sei qui per crescere e studiare…”.
Anastasia però non era soddisfatta di quelle parole; voleva anche lei una mamma e un papà, proprio come quel bambino. Quel pensiero, con il passare dei giorni non la abbandonava, tanto che cominciò a chiedersi dove avrebbe potuto trovare due genitori.
Un giorno il desiderio della bambina sembrò realizzarsi: una donna e un uomo dall’aria buona e gentile, molto eleganti, andarono a Speranza.
 Lei aveva un viso angelico, incorniciato da boccoli dorati, mentre il marito era bruno.
 Salutarono allegramente i bambini, parlarono un po’ con loro. Anastasia cercò di essere simpatica facendo smorfie e ballando. I due signori, però, alla fine scelsero di prendere Yuljia.
La notizia rattristò molto la bambina, sia per la perdita dell’amica, sia perché credeva di essere cattiva e che per questo nessuno la volesse. Le due amichette si salutarono piangendo e quello fu il giorno più brutto per Anastasia. Cominciò a starsene da sola e a rifiutare il cibo. Tutti si chiedevano che fine avesse fatto la bambina allegra e spensierata che faceva impazzire perché correva sempre di qua e di là. Non sembrava più lei!
Siccome era marzo, il mese degli aquiloni, Irina e Ania ebbero l’idea di spiegare e di aiutare i bambini a costruirne uno. Comprarono allora un bel po’ di carta, raccolsero insieme delle piccole canne lungo i fossati e cominciarono a lavorare.
Anastasia però non ritrovava il buonumore.
Quando finalmente gli aquiloni furono pronti, i bambini organizzarono una piccola gara a chi lo faceva volare più in alto. Anastasia, senza entusiasmo, prese il suo e iniziò a correre come tutti gli altri. Il vento però era forte e il suo aquilone si strappò, volando via. La bambina lo guardò sparire nel cielo, fino a diventare minuscolo e si mise a piangere.
Quello che non sapeva, però, era che quell’aquilone rotto era finito tra le mani di una coppia che da tanto tempo cercava un bambino da crescere e da amare. I due stavano passeggiando nel parco quando l’aquilone era caduto pian piano, verso di loro.
Nel frattempo, Anastasia, assieme ad Ania lo cercavano. Quale sorpresa fu per la bambina quando, nel parco, incontrò i due con l’aquilone.  I due signori guardarono quella bambina con gli occhi ancora arrossati, che teneva in mano il pezzo di spago. Si avvicinarono e legarono l’aquilone al filo spezzato.
La bambina saltò con le braccia al loro collo, felice di aver trovato due persone che erano disposte a riannodare il filo del passato con quello del futuro, in una nuova famiglia.
 

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