Erica Brusco
Ago
23
13

Pilù, il Pulcino Bianco

Tanto tempo fa c’era una chioccia, che si chiamava Betty, da giorni covava in una cesta sei uova, scaldandole con il suo corpo, alzandosi solo quando necessario e, in quei momenti, il marito Arì le dava volentieri il cambio. Un pomeriggio soleggiato di aprile, Betty si stava appisolando sulla sua cesta, con la testa ciondolante che sembrava caderle dal collo, quando, improvvisamente… Crock!!!

Betty scrollò la testa e guardò le uova: cinque su sei si erano crepate.
Un pezzo di guscio si squarciò e la testa spennacchiata del primo pulcino fece capolino, accompagnata da un forte pio pio.
Betty guardò commossa il primo dei suoi piccoli salutare il mondo e sgusciare fuori, un po’ traballante, per avvicinarsi alla madre. Il piumaggio chiaro, appena visibile, era umido e lasciava intravedere le chiazze di pelle.
Uno dopo l’altro, nacquero anche gli altri fratelli.  Dopo pochi secondi  anche l’ultimo uovo si aprì e un pulcino dal piumaggio candido e un po’ più piccolo degli altri, uscì sotto gli occhi stupiti dei genitori.
“Arì” Disse la chioccia, stupita “E’ tutto bianco!”
Il piccolo, con ancora dei frammenti di guscio sulla testa, si avvicinò alla chioccia e si strofinò, affondando nelle sue morbide piume marroni. Betty si sentì colmare d’amore per quel pulcino e lo strinse con le sue ali.
“Non fa niente. Mormorò. “Il mio piccolo tutto speciale”.
I due genitori lo chiamarono Pilù, mentre i fratelli presero i nomi di Kalì, Gigì, Pimpi, Rory e Dado e insegnarono loro tutto quello che sapevano sul mondo e a comportarsi bene. Nel giro di qualche settimana, i piccoli si ricoprirono di un vivo piumaggio giallo con qualche striatura grigia. Quello di Pilù era invece sempre bianco come la neve ma nonostante rimanesse il più gracile, era il più vispo e il più intelligente.
Dopo un mese e mezzo nella fattoria, a fare sempre le solite cose, però, egli sentì il desiderio di esplorare il mondo che c’era fuori e, così una mattina, uscì dalla recinzione. Dopo un centinaio di metri, si trovò sulla riva di un bellissimo lago verde smeraldo, sul quale si riflettevano i raggi del sole, creando un magico luccichio.
Pilù, affascinato dallo spettacolo, si avvicinò e ammirò il suo riflesso. Improvvisamente sentì BOING… e una giovane ranocchia balzò accanto a lui.
“Cra cra” Gracidò la bestiola. “Chi sei?”
“Sono un pulcino e mi chiamo Pilù”.
La ranocchia scoppiò a ridere. “E tu saresti un pulcino? Bianco e così piccolo? Ahahahaha!”
Pilù, offeso, continuò la sua passeggiata lungo il lago. In mezzo al prato incontrò una formica che trasportava un’enorme briciola di pane.
“Buongiorno formica…” Salutò Pilù educatamente. “Stai lavorando?”
“Buongiorno a te…” La formica si fermò per riposarsi un attimo. Quindi l’osservò e, un po’ incerta, gli chiese: “Ma che animale sei?”
“Ma sono un pulcino…non si vede?”
La formica lo guardò dubbiosa. “Ma i pulcini che conosco non sono così…“Se lo sei, non sei certo normale”.
Il piccolo, deluso, scoppiò in lacrime e decise di tornare a casa. Si guardò attorno per orientarsi, ma si rese conto che, purtroppo, non trovava la direzione da dove era venuto. La distesa verde sembrava tutta uguale e lui si sentì perso e destinato a morire di fame e di sete. Stremato, si abbandonò a terra, quando sentì una fresca ombra su di lui. Appena vide il volto del papà sorrise e subito dopo sentì la voce disperata della madre che diceva: “Pilù, quanto sono stata in pensiero!”
“Scusatemi, mamma e papà”. Mormorò, dispiaciuto.
“E’ pericoloso uscire e spero che la lezione ti sia servita!” Aggiunse Arì.
“Oh, sì, eccome!” Esclamò Pilù. “Il mondo è brutto, gli altri animali hanno detto che non sono normale”. Era talmente triste nel dirlo, che il becco toccava terra.
La madre lo prese tra le ali e gli disse: “Sai, quando gli altri trovano qualcosa che non va in noi, spesso sono loro stessi ad avere un problema”.
“Però mamma, i miei fratelli sono tutti diversi da me e quindi è vero che non sono normale”.
“Ma piccolo mio, chi può dirsi veramente normale? Io, che sono robusta?” Spiegò Betty  “Papà, perché ha i bargigli che penzolano sotto il becco? Nessuno può dirlo. C’è chi nasce con un’ala più corta dell’altra, chi grosso, chi piccolo ed è questo il bello della vita. Siamo diversi proprio perché siamo unici”. Quindi, dopo avergli schioccato un bacio sulla testa, aggiunse: “E tu sei speciale proprio perché sei tu, con il tuo colore e la tua vivacità”.
Il piccolo, soddisfatto della risposta, ritrovò il buonumore e corse a giocare con i fratelli, mentre il sole andava lentamente a coricarsi sull’orizzonte, segnando un giorno in cui Pilù aveva davvero cominciato a crescere.
 

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